lunedì 25 maggio 2015

PRESENTAZIONE Di "CANTICO SULL'OCEANO" DI Federica Leva


 
PRESENTAZIONE DEL ROMANZO "CANTICO SULL'OCEANO" DELL’AUTRICE FEDERICA LEVA, DEL TEAM “LETTORI COME STELLE


Buongiorno a tutte, Stelle, Costellazioni e pianeti solitari! Oggi vi presenterò il mio secondo romanzo, “Cantico sull’oceano”, Sesat Ed., ambientato nelle campagne francesi del 1922. Lo considero un romanzo a tema musicale permeato da un’atmosfera onirica.
La protagonista è Elenoire, una giovane pianista e compositrice di grande talento, insoddisfatta della musica che è costretta a scrivere e suonare per compiacere il marito Adrien. Il suo sogno è tradurre in musica la voce della terra e del mare. La sente pulsare in sé e scorrerle nelle dita, ma deve suonarla in segreto, per evitare la collera del marito, di cui è profondamente innamorata. Incapace di ribellarsi ad Adrien, accetta di presenziare alla Settimana Musicale di Parigi, ma non arriverà mai in città. Il calesse su cui lei e Adrien viaggiano si smarrisce in uno strano villaggio, popolato da personaggi stravaganti, che sembrano conoscerli nell’animo fin dal primo sguardo. A Vallèrose, Elenoire impara a conoscersi e ad amarsi sia come musicista che  come donna e anche Adrien, che pure non ha mai cercato un cambiamento, sceglierà un percorso diverso da quello che aveva inseguito fino ad allora. 




SINOSSI
Il Louvre sta per chiudere mentre la pioggia battente inonda Parigi. La folla si affretta a uscire ma la musica, quella melodia così eterea, ha scelto il momento per compiere, ancora una volta, la sua magia. E, da quel quadro così poco celebre, inizia il racconto della straordinaria vita della donna dipinta.
Siamo nei primi anni del ‘900 ed Elenoire, una talentuosa compositrice e pianista, è combattuta fra l’esigenza di suonare una musica al di fuori dalle convenzioni dell’epoca e le imposizioni conservatrici del marito. Durante un viaggio verso Nizza, però, la coppia si smarrisce in un villaggio ammantato di surrealismo, dove incontrano personaggi particolari, un pittore cieco che dipinge solo nudi di donna, un avventuriero che vive nelle grotte sul mare assieme ai suoi gatti e a un vecchio organo a canne. E poi il mare porterà un assassino dilaniato dal rimorso, che insegnerà a Elenoire il potere della passione.
Sospesi in un mondo fra sogno e realtà, Adrien ed Elenoire saranno costretti ad affrontare le proprie paure e le proprie convinzioni per vivere in eterno attraverso note incantate. Una storia d'amore romantica e devastante per la sua intensità che trascinerà il lettore in un'estasi di note e poesia.


Link Kobo

 




                                                   BOOKTRAILER E DEDICA


Eccomi ancora da voi, Stelline! Dopo avervi raccontato, brevemente, di che cosa parla il romanzo, ora vi presento il booktrailer, così che possiate addentrarvi un po’ più a fondo nella vicenda e avvicinarvi ai personaggi.






DEDICA

Massimiliano è/era il figlio di una signora del mio paese. E' morto qualche anno fa, e per la mamma la dedica al romanzo ha avuto un risvolto terapeutico. "Adesso devo proprio rendermi conto che è morto", mi ha detto, un giorno. E' stata lei a scegliere che gli dedicassi questo romanzo, perchè Max è morto in Francia, in un paese simile a Valleè Rose - che io ho inventato - era un pianista e amava il mare. Quella che segue è la dedica con cui si apre il romanzo:



"Dedico questo romanzo a coloro che amano la musica e riescono a coglierla anche nelle piccole cose, come il sospiro di un’onda contro gli scogli o l’apparente silenzio della notte.
Un pensiero speciale è rivolto alla memoria di Massimiliano, un giovane pianista che ha scelto di riposare per sempre nel mare, cullato dall’ancestrale carme della vita che nasce, si spegne e si rinnova. Le sue ceneri, sparse nel mare di Francia nel giorno del suo ultimo compleanno trascorso su questa terra, ora vivono nella musica e nei filati del vento.
E come loro, sono diventate cantico ed eternità."



  
PERSONAGGI

Elenoire



Il primo post dedicato ai personaggi è riservato, naturalmente, alla protagonista, Elenoire Lanter.



Elenoire è come una delle rose blu che crescono nel giardino di Roland, il pittore cieco: unica e preziosa, ma incapace di crescere e di schiudersi senza essere accudita dal marito Adrien. In lei risuona la musica della terra, una musica semplice e intimistica, tessuta alla maniera degli impressionisti e dei simbolisti del suo tempo. È la musica di Maurice Ravel e di Debussy, ma ad Adrien non piace. Lui preferisce la magniloquenza del romanticismo, e anche gl’impresari di Parigi incoraggiano Elenoire a comporre assecondando le loro direttive.
Per Elenoire, giovane donna del 1922, è inaccettabile vivere in aperto contrasto con la volontà del proprio sposo, e obbedisce alle sue richieste; ma quando la coppia si smarrisce nelle campagne di Vallè Rose, qualcosa cambia. Elenoire rivive alcuni momenti della giovinezza che credeva di aver dimenticato, e Adrien s’invaghisce di una giovane violinista, che non è quello che sembra. Con angoscia, Elenoire si accorge che il rapporto con Adrien le si sta sgretolando fra le mani, e niente sembra poterlo salvare. Il tempo passa e uno dopo l’altro, i pochi, surreali abitanti del villaggio la costringono a confrontarsi con le proprie paure e i propri desideri. Alla fine, camminando sulla collina affacciata sul mare, Elenoire saprà chi scegliere, fra la musica e Adrien.


Estratto
Elenoire tacque, il capo chino. Non sapeva come accadesse ma tutti, a Vallée Rose, sembravano penetrare nella sua co-scienza come se il suo volto fosse stato lo specchio limpido di una baia fra le scogliere. Era così trasparente? Rammentava come Edgard fosse comparso nel turbinio delle foglie rosse e gialle, sul viale alberato, per mostrarle la via del mare… “Già allora sapeva ogni cosa, pensò. Io sola ignoravo che non si può lottare troppo a lungo contro il destino e contro se stessi, perché il destino vince sempre...”
Si alzò. Non sapeva che ore fossero ma senza dubbio era quasi sera e doveva rientrare alla locanda. Sfiorò l’organo con affetto e si riavvolse nella mantella, un gesto ampio e lento, mentre Edgard la fissava intensamente, le vampe delle candele che si attorcevano nelle ombre degli occhi socchiusi. Elenoire si strinse nel manto, colta dall’imbarazzo, ma poi si accorse che i suoi erano gli occhi di un esteta e non c’era offesa nella loro appassionata contemplazione. L’accarezzavano come le mani di Roland l’avevano sfiorata nell’evocare le tiepide forme del suo corpo nudo e, in ugual modo, nella sua voce non c’era desiderio ma soltanto ammirazione.






Adrien



È il personaggio che tutti i lettori hanno odiato, sino a ora. Ha sposato Elenoire, ma è più innamorato del suo talento che del suo cuore e della sua sensibilità. Durante il romanzo, la sua ammirazione si trasfigura in rabbia e disprezzo e, senza saperlo, spinge la moglie davanti a un bivio: scegliere lui, con i suoi modi bruschi e le sue parole taglienti, o la musica, soave, seducente e fedele… La scelta sembrerebbe facile, ma qualcosa cambia, nel tempo in cui lui ed Elenoire rimangono intrappolati a Vallèe Rose. I giorni e le settimane sembrano non trascorrere mai, come se il pendolo della vita si fosse fermato, o scandisse ore lunghe interi giorni. Adrien, che non desiderava fermarsi al villaggio, scopre qualcosa che lo attrae, e mentre scivola sempre di più nell’errore e nel peccato, la sua mente si purifica e si apre alla comprensione. Ma gli basterà accorgersi di amare Elenoire, per ottenere il suo perdono?


Estratto


«Sulla barca, senza fiatare!»
Adrien spinse sgarbatamente Elenoire su una vecchia imbarcazione che aveva preso in prestito quel pomeriggio da Silvère, il falegname di Vallée Rose. Lei provò a protestare ma lui la costrinse a sedere sulla panchetta intimandole di tacere e, remando furiosamente, la condusse sulla riva assolata.
«Giù, svelta! E non parlare, dannazione a te! Come hai potuto fare una cosa simile? Proprio tu, mia moglie? Come hai potuto suonare quella musica? Te l'avevo proibito!»
L’afferrò per un braccio e, quasi correndo attraverso il bosco, la portò alla locanda. Impugnò le chiavi della loro suite ancor mentre risaliva le scale, sbatté dentro la moglie e con un calcio si richiuse la porta alle spalle. Era così fuori di sé che per un momento Elenoire temette che l'avrebbe percossa. Si rifugiò fra la finestra e l’armadio di noce schiacciandosi contro il muro, mentre Adrien camminava su e giù nella stanza, stringendo e aprendo convulsamente i pugni nel tentativo stentato di dominare la propria rabbia. Era rosso di collera e respirava con affanno. Imprecando fra i denti, colpì i pennelli e le spazzole posate sul tavolo della toeletta, sbattendole sul pavimento. Poi si fermò dinanzi a lei, con gli occhi fiammeggianti di collera.
«Perché lo stai facendo?» ruggì. «Ti diverti a irritarmi?»







Dopo aver conosciuto Elenoire e Adrien, oggi facciamo la conoscenza di un abitante di Vallèerose.

Roland






È un pittore, e vive in una casa apparentemente abbandonata, a Vallèe Rose. Il suo primo approccio con Elenoire è turbolento, perché lui dipinge solo nudi di donna, e la giovane pianista, così pudica e vergognosa del suo aspetto, ne è turbata. Poi, emerge la verità.
Roland è cieco.
E dipinge toccando le sue modelle. Ovunque.
Nel tempo che trascorrerà a Vallée Rose, Elenoire diventa la sua modella, e fra loro s’instaura un forte legame, intriso di erotismo e purezza insieme. Se accadrà qualcosa, fra loro, lo scoprirete solo leggendo…

 Estratto 
Quando uscì, Roland indugiò a lungo a osservare il velo di donna che si asciugava sulla tela. Lo sfiorò e il colore già raggrumato lo ferì come il taglio pungente di una spada. L'anima di Elenoire era avviluppata da rovi, pensò. Li sentiva germogliare sotto i palmi aperti per risalire a ghermirne il pallido riflesso, soffocandolo in un abbraccio mortale. Fu percorso da un tremore – c’era vita in quella tela – e d’un tratto ebbe la sensazione che sotto le sue mani qualcosa si smuovesse e si accorse d’affondare in una calda pozza di sangue vermiglio che colava dal dipinto, raccogliendosi in polle vischiose ai suoi piedi, sul pavimento… Trasalì, sgomento, ma un soffio di vento gli scompose i capelli, anche se la finestra era chiusa, e lentamente il sangue si ritrasse, asciugandosi nel volto ancora grezzo. Roland si scostò dal ritratto, turbato e affascinato a un tempo.
Ah, stupefacente! esultò. Se Elenoire sopravvivrà per accordarne il compimento, alla fine avrò creato il mio capolavoro più sublime.



 

Edgard



EDGARD, l’avventuriero. Uno dei miei pesonaggi preferiti. È un inglese che vive nelle grotte sul mare, dove, nei tempi passati, i pescatori della costa si erano rifugiati per sfuggire alle incursioni dei Saraceni. Ora, quelle stanze intrise d’echi di paura e speranza sono la sua casa. I pavimenti di terra battuta sono ricoperti da tappeti, ovunque sfavillano torce e candele, sulle sedie dormono numerosi gatti e in una nicchia troneggia un organo portativo che ha recuperato da una nave che si è schiantata contro gli scogli, anni prima dell’inizio della vicenda. Anche se proviene da una famiglia benestante, non lascerà mai più quell’insolita dimora affacciata sul mare. Ha smarrito il suo nome nelle onde e nella sabbia, e dedica la sua vita a studiare i reperti che il mare gli offre: vasi rotti, collane, bracciali e spartiti. Ha salvato alcune vecchie partiture, assieme all’organo, e le offre a Elenoire perché, suonandole, possa scoprire la sua strada. Non sa ancora che la stessa Elenoire sarà il reperto più prezioso a cui restituirà la vita… o forse lo sa?


Vi offro, in lettura, due estratti che riguardano Edgard.



Estratto1

[Elenoire]Srotolò uno spartito sul leggio e i fiori aggrappati alle gabbie del pentagramma li riportarono indietro nei secoli, su un lago accolto nell’abbraccio di fruscianti salici piangenti e rigogliose corolle di lillà. E mentre Elenoire suonava, Edgard la osservò con occhi socchiusi. Elenoire non aveva bisogno di imparare a sentire la musica; era una dote che aveva già in sé, forse da sempre. Aveva solo bisogno di ritrovare il coraggio di riscoprirsi e di voler essere se stessa; forse, attraverso i racconti in musica di Jordan, avrebbe ritrovato la voglia di scrivere quello che le suggeriva l’ispirazione e non quello che voleva quel cinico del marito. Era bello ascoltarla, quando suonava con passione. Non sembrava la stessa donna, minuta e timida, quando sedeva all’organo, e anche in quel momento troneggiava sull’organo come una dea emersa dal mare e le grotte, che non avevano conosciuto altro che i sussurri dei pescatori spaventati e il pianto dei bambini, erano ammaliate dal suo tocco regale. Era senz’altro altera e incantevole ma se avesse suonato la sua musica, se finalmente l’avesse riscoperta in sé, allora anche il cielo si sarebbe ammutolito per ascoltarla.



Estratto2

Edgard sedette spavaldamente sul bracciolo della poltrona, fissandola in volto. «Imparate a essere voi stessa, Elenoire» scandì. «Per quanto tempo avete assecondato i capricci di vostro marito fingendo d’essere una mogliettina mite e sottomessa? Pensate di riuscire a mentire ancora a lungo?»
Lei abbassò gli occhi, colpevole. «Adrien sa ogni cosa» mormorò. «Ne abbiamo discusso, qualche giorno fa.»
«E lui non ha accettato la vostra disubbidienza, vero? Per-donatemi, madame, ma vostro marito è uno stolto a non accorgersi della vostra bellezza e del vostro talento… Non arrossite. Siete bella, anche se non lo sapete. E se Adrien non vi apprezza…»
Elenoire si sentì morire. «Come lo sapete?» soffiò.
Edgard si strinse nelle spalle con un sorrisetto. «Lo suppongo. Altrimenti perché una giovane donna ricoperta di talento come voi dovrebbe aggirarsi sola e scalza sul mare, con lo sguardo di un gabbiano che si è perso in volo? È tanto facile leggervi nell’animo…»




Ben ritrovate, Stelline! Inauguro l’ultimo giorno di presentazione di “Cantico sull’oceano” parlandovi di un personaggio che, nonostante il suo passato, ha suscitato simpatia in molti lettori:


 Ramon, naufrago e assassino.


È un personaggio dal passato turbolento. Ha le mani macchiate di sangue innocente, ma il suo animo non è del tutto corrotto. Lacerato dal rimorso, brama la morte, e si dispera, quando Elenoire ed Edgard lo trovano svenuto sulla spiaggia e lo curano, nelle grotte sul mare. Quando si riprende, verso la fine del romanzo, Ramon completa l’opera di trasfigurazione di Elenoire insegnandole ad amare se stessa e Adrien attraverso la musica. Qualcuno di voi ha visto il film “Canone inverso”? Nel film ricorre il concetto di “fare l’amore attraverso la musica. Ebbene, gli sceneggiatori forse lo ignorano (dubito che abbiano letto le mie scartoffie!), ma avevo già sviluppato questo argomento, in “Cantico sull’oceano”. :D La musica viene vissuta, quindi, non solo come espressione dell’animo, ma anche come maieutica delle proprie emozioni e dei sentimenti più repressi.


Cosa accadrà a Ramon? Si redimerà? Sopravvivrà al proprio dolore? Verrà catturato e giustiziato?


Qualcosa succederà…



Estratto


Ramon non rispondeva mai e, stringendosi nelle spalle, usciva sulla gradinata, vicino ai gigli di mare, lacerato dai pensieri e dal suo inguaribile dolore. Pareva disinteressato alla musica di Elenoire ma un giorno, mentre Edgard era sulle spiagge, rientrò d’improvviso e, fermandosi sotto l’arcata di roccia, proruppe: «Hai un raro talento, Elenoire ed io ti ammiro e invidio per questo.» Elenoire trasalì, zittendosi. «Ma, mia cara, quando suoni sembri baciare castamente la musica, come una novizia in preghiera. Invece, per Dio, osa spingerti laddove vorresti andare, sciogliti dalle catene della convenzione e fa’ l'amore con la musica! Ama il pianoforte, o qualunque suo sostituto, come se fosse un amante, bramalo o respingilo se ti annoia, ma a ogni tocco, a ogni carezza, la tua musica dovrebbe vibrare di passione, amore, dolore, gioia, disperazione! Sbriglia i segreti più intimi della tua anima e lasciali urlare, lasciali vivere! Non scherzavo, né intendevo deriderti quando ti ho chiesto se gli amplessi di tuo marito ti soddisfano: conosci l’appagamento della sensualità e l’estasi di rivelarlo al mondo?»
«Non posso amoreggiare suonando il pianoforte…» balbettò lei, confusa.
Ramon strinse nervosamente un pugno. «Se fosse vero, Dio avrebbe investito di tanto ingegno la persona sbagliata. La tua musica palpita di divino ma una collana di belle note non è sufficiente a creare un capolavoro. Quand’eri bambina correvi a piedi nudi sui prati e inventavi ballate per i braccianti di tuo padre. Eri libera e spensierata. Ritorna com’eri allora, abbandona ogni falso pudore e ama la musica come ami tuo marito… E ama Adrien attraverso la musica! Se lo farai, le tue creazioni non avranno pari e anche la terra canterà con te…»




   

Dopo aver parlato dei personaggi principali, vi riporto i commenti di alcuni lettori. Ho scelto quelli che seguono perché ognuno offre la propria chiave di lettura del testo.  




COMMENTI DEI LETTORI


Quando letteratura e musica diventano poesia, 20 dicembre 2014


Di Wirton Arvel "Autore di Vagabondando fra le s... (Somewhere in Slumberland) - (TOP 1000 RECENSORE)


«[..]Paesaggi (che) sembrano avvolti dalle nebbie sognanti di ricordi perduti»
«Bellezza ed eleganza sul trono dell’armonia suprema: la musica»
Se facendo un azzardato paragone la poesia sta alla letteratura come l'armonia dei suoni sta alla musica, questo libro è una sinfonia di parole che ammantano poeticamente un delicato e pregevole racconto in prosa.
Un libro splendido, che senza dubbio alcuno merita i premi che ha vinto finora.
Per me è stato uno dei libri più belli del 2014 e ne avrò letti circa 200. Certo non tutti avranno i miei gusti, come non tutti sentono lo stesso canto del mare narrato dalle onde...
.. per me è stato come aver incontrato qualcuno che «S’inchinò con grazia, vento nel vento, e si allontanò, il passo elegante, svanendo nel turbinio dei petali di pesco trascinati dalla brezza»
(Tutte le citazioni sono prese dal testo di questo libro)



L'oceano, il sogno, 18 febbraio 2014


Di JazzFeathers (Verona - Italy)

Come la storia di una nave persa in mare può essere ricostruita solo mettendo insieme i relitti portati a riva dalla risacca, così la vera anima di Elenoire può ritrovare se stessa solo raccogliendo le esperienze della persone attorno a lei e facendole proprie.
In un paese sperso nella campagna francese, che forse è un sogno, ma forse è il luogo più reale del mondo, Elenoire, fantastico genio musicale e fragile anima insicura del destino, incontra pittori ciechi, artigiani di strumenti musicali, e perfino assassini. E tutti hanno un dono da farle, un frammento di quell’anima che lei ha smarrito tempo fa e che ora può ricostruire e veramente vivere.
Perché solo ritrovando se stessa, Elenoire può trovare la via fuori dal sogno e dentro la vita vera.

Bravissima JazzFeathers. Ha colto appieno il senso della storia!



Misterioso e passionale, 11 marzo 2014


Di Amazon Customer


Non sono in grado di scrivere recensioni, ma sono in grado di dire ciò che mi piace e ciò che non mi piace.
Questo romanzo indiscutibilmente MI E’ PIACIUTO! L’ho trovato coinvolgente e misterioso, per me è stato facile immedesimarmi nel personaggio principale e “perdermi” nell’incantevole e misterioso villaggio di Vallérose, coi suoi abitanti così singolari, accoglienti e “risolutori”. Alla fine del libro mi sono chiesta come mai era già terminato mentre avrei voluto che la storia proseguisse ancora, per perdermi nelle note immaginarie della musica di Elenoire e nelle storie tristi e sconvolgenti dei personaggi incontrati.
Lo consiglio vivamente a chi ama la musica, le passioni, i misteri… e anche a chi non li ama, magari potrebbe cambiare idea!





Stelle, pianeti e sistemi solari, siamo giunti al termine di questa presentazione!Concludo con un estratto della bella prefazione di Irene Veneziano. Irene è una giovane pianista, che sta conseguendo un notevole successo come interprete, sia in Italia sia all’estero.  Se cercherete il suo nome su Google, scoprirete che suona a Mosca, a Tokyo, in America ecc… Io l’ho incontrata una decina di anni fa a Monza, in occasione di un importante concorso pianistico, e mi ha ispirato simpatia fin dal primo incontro sulle scale. D’allora non ci siamo più incrociate, ma la ruota del karma ci ha riavvicinate proprio grazie a questo libro. Io non credo al caso, e deve esserci una ragione se Irene è nata in un paese vicino al mio e se era una cara amica del ragazzo a cui ho dedicato il romanzo. Quando l'ho scoperto, è bastata una telefonata per accordarci e, poco prima che il romanzo andasse in stampa, Irene mi ha spedito la prefazione.  Ve ne riporto un estratto, perché Irene ha colto appieno il significato della storia, e l’ha saputo riassumere con parole poetiche ed efficaci.



PREFAZIONE DI IRENE VENEZIANO



La voce della terra e del mare.
La voce della libertà.
Un richiamo a conoscersi o, meglio, a riconoscersi.
È un viaggio alla ricerca di sé, quello che Elenoire compie in Cantico sull’oceano, guidata dal suono della sua voce interiore, dalla musica della sua anima che, come un faro, le indica la strada giusta da percorrere.
Elenoire è una musicista ma prima di tutto è una donna. Una donna infelice e rassegnata, bloccata dagli altri e soprattutto da se stessa. Un’anima in pena, avvolta da rovi.
Condizionata dal mondo che la circonda, è stata allontanata dalla sua vera essenza e ha permesso che ciò avvenisse. È una donna in trappola: vive in funzione del marito che la esibisce come oggetto da sfoggiare al mondo borghese; compone solo ciò che il pubblico può apprezzare e accettare, timorosa delle critiche e invischiata nella fanghiglia della competizione.
Ma il suo fuoco interiore non si è ancora spento, è solo sopito; il carbone è ancora caldo, desideroso di bruciare di nuovo, di liberare la sua energia.
Elenoire lotterà con ardente passione per farlo rivivere, per tornare a conoscersi e ad amarsi per quello che è.
[…]
La musica parla, racconta una storia; chi ascolta non solo osserva i fatti e le emozioni dei suoi protagonisti, ma li rivive con profonda forza, diventando egli stesso parte della storia.
Questo libro si trasforma, dunque, a sua volta in uno splendido spartito musicale, facendoci vivere le storie dei suoi personaggi, raccontandoci i segreti delle loro anime, a volte urlandoli a gran voce come in un fragoroso “fortissimo” e a volte sussurrandoli all’orecchio, “sottovoce”.
Federica Leva fa lei stessa musica, scegliendo le parole come un compositore sceglierebbe le sue note, cercando il suono più bello, con finezza e gusto straordinari, quasi con amore. Ci ritroviamo immersi nelle sue descrizioni, ne contempliamo la bellezza, assaporando e gustando ogni singola parola: siamo di fronte a vere e proprie costruzioni sonore, dove ogni nota è al posto giusto, è la più bella fra tutte le altre possibili, ma allo stesso tempo ha la capacità di stupirti e ti trascina con la sua potenza espressiva.



E con questo, ho concluso la mia presentazione. Spero che vi siate divertiti e incuriositi!
I miei romanzi si trovano su Amazon, Kobo, IBS ecc… Se volete venire a trovarmi, vi segnalo il mio blog: www.federicaleva.it.


A presto!

Federica 






Sfoglia qui tutta la presentazione!


PRESENTAZIONE "OSCURE VISIONI" di Miriam Palombi




1-Presentazione del libro OSCURE VISIONI di MIRIAM PALOMBI autrice del team “Lettori come stelle” . Prefazione e cover.

Creature mostruose ed esseri sovrannaturali. Streghe, demoni e spiriti inquieti animano l'immaginario delle più antiche tradizioni popolari.
Un immaginario collettivo che attinge dalle zone d’ombra dell'animo umano, dove dimora l'inquietudine dinanzi a ciò che non si riesce a comprendere: la morte, il dolore, l'ignoto, l'irrazionale.
Il genere letterario horror, propriamente definito, nasce nel ‘700 con il romanzo gotico. Dominante è l’ambientazione, castelli medioevali, antiche magioni, monasteri.
Intorno all’800 il filone si arricchisce di elementi legati al mondo delle scienze, nascono romanzi come “Frankestein” di Mary Shelley o “Dott. Jekyll e Mr.Hide” di Stevenson, che ripropongono l’eterno conflitto tra bene e male, insito nell’uomo.
Esempio della morbosa seduzione del male è l’opera di Bram Stoker, Dracula. Il personaggio è visto come un “moderno predatore” che soggioga le sue vittime.
Con i racconti di Edgar Allan Poe si piomba negli abissi dell’io; la personificazione della morte come nel racconto La Maschera della Morte Rossa o il terrore di sepolture premature e reincarnazioni come in Berenice e Morella.
Nei primi del ‘900, con Lovercraft si approda all’Horror mitologico, dove la paura viene da un mondo sconosciuto, fatto di antiche civiltà ormai perdute e di culti crudeli.
I racconti di questa raccolta sono quindi dichiaratamente un omaggio ai classici del genere, sia per le ambientazioni sia per i temi trattati. Questa precisazione è doverosa, nel caso in cui qualcuno di voi lettori mi accusasse simpaticamente di aver peccato di originalità.

http://www.amazon.it/Oscure-Visioni-Miriam-Palombi-ebook/dp/B00VF96N42/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1432562674&sr=1-1&keywords=Miriam+Palombi




2-Presentazione del libro OSCURE VISIONI, di MIRIAM PALOMBI autrice del team “Lettori come stelle” . Archetipi horror.
Nel corso dei decenni, la narrativa horror si è caratterizzata mediante figure ricorrenti, protagonisti ideali dei miei racconti. Vorrei analizzarne solo alcuni insieme a voi. Primo fra tutti il fantasma o spirito inquieto, da sempre considerato strumento attraverso cui è alimentata la paura per l’oltretomba. Presente in molti racconti della classicità, trova espressione nell'Amleto di William Shakespeare, anche se a me piace citare Shining di Stephen King. Passiamo ora al vampiro, incarna la figura del "predatore" che esercita sulle proprie vittime una forma di predominio violento, caratterizzato da una profonda carica sessuale. I capostipiti letterari di questo archetipo horror sono Il Vampiro di John Polidori e Dracula di Bram Stoker, tralascerei i vampiri “luccicanti” della Meyer. Non possiamo dimenticare le temute streghe che erano arse sui roghi dalla Santa Inquisizione medievale per annullare gli effetti dei loro malefici, creature affascinanti, detentrici di segreti inafferrabili. In ultimo citerò il mostro o creatura informe, nella sua accezione più completa. Dalla morfologia animalesca oppure "mutaforma", a causa di esperimenti scientifici, della ribellione della natura, oppure perché abitante dei recessi sconosciuti del mondo reale. Tra quest’ultima categoria metterei anche i serial killer,“mostri moderni”, fin troppo reali.







3-Presentazione del libro OSCURE VISIONI, di MIRIAM PALOMBI autrice del team “Lettori come stelle”. Mostro.
L’ANTRO DELLA BESTIA
… Arrancando nel buio si accorse che i binari arrugginiti che aveva seguito fino a quel momento, non c’erano più e un’improvvisa voragine che aveva inghiottito il terreno si apriva davanti ai suoi piedi. Quella doveva essere la fonte del rumore che lo aveva accompagnato fin là, poiché in quel punto esso si udiva fortissimo e pareva più simile a un respiro rantolante.
Si sporse leggermente rimanendo proteso nel vuoto e quello che vide non fu ciò che cercava. Vide quanto di più assurdo e inconcepibile potesse scaturire dalla più fervida e orrifica immaginazione umana. Al centro di quell’affossamento, con le zampe gonfie e bluastre e con lembi di carne che si staccavano dal corpo come in un cadavere in decomposizione, sedeva in una posa oscena la Bestia.
Alzò gli occhi velati e lattiginosi verso il nuovo venuto mostrando l’orrendo volto deformato da protuberanze e bubboni. Da quella bocca simile a una piaga tra la carne putrefatta, uscirono parole simili a grugniti.
“Chi sei tu?”, disse smettendo di rantolare e alzando la testa dopo aver annusato l’aria come un cane. “Ah”, si rispose, “sei un umano! Avete tutti lo stesso odore. Ammoniaca e urina… Il lezzo della paura. Che diavolo vuoi?”.



4-Presentazione del libro OSCURE VISIONI, di MIRIAM PALOMBI autrice del team “Lettori come stelle”. Serial killer.
GIOCATTOLI ROTTI
…La lama era perfettamente affilata. La impugnò con sicurezza e con forza la infilò in profondità. Quando ebbe oltrepassato quella prima parte, soda e compatta, l’interno non oppose alcuna resistenza. Polpa matura.
Un fluido chiaro fuoriuscì dal profondo taglio e gli bagnò le mani.
Estrasse la lama umida e per un attimo la osservò. Lucida e reale. La lama non mentiva mai, sapeva dirgli se gli altri erano buoni o cattivi. La lama diceva sempre la verità, anche quando rifletteva l’immagine distorta del suo viso.




5-Presentazione del libro OSCURE VISIONI, di MIRIAM PALOMBI autrice del team “Lettori come stelle”. Strega.
IL MARCHIO
…Le parole uscirono dalla sua bocca come il sibilo di un serpente, si spandevano, riempivano l’aria, si attorcigliavano in una nenia senza fine.
Si muoveva veloce, in modo accurato alla sola luce di una candela, l’odore di sego bruciato le riempiva le narici inebriandola.
Sfiorò le pagine, pelle sottile che sembrò restituire l’antico calore. Poteva sentirlo respirare, emettere quel suono gutturale simile ad un rantolio.
Il libro le parlava e lei annuiva attenta.
Il libro aveva atteso e lei con esso, un sonno vigile prima del risveglio.
Un anno, un lungo anno in attesa di quell’unica notte.
E ora poteva sentirlo, “il flusso”, nascere giù nel profondo, dove non c’era più niente di umano, ribollire come melma nera verso la superficie.
Energia che cercava di emergere, fermandosi appena sotto la crosta terrestre. Tra le colline di quella campagna distesa, in quella provincia del nordest dove così bene aveva attecchito l’arte oscura.
Punti nevralgici, incroci di linee immaginarie, pura elettricità, cose che l’uomo aveva presto dimenticato. Ma esistevano esseri che avevano invece custodito.
Erano nate favole in quei luoghi, leggende che narravano di “quelle” come lei.




6-Presentazione del libro OSCURE VISIONI, di MIRIAM PALOMBI autrice del team “Lettori come stelle”. Ambientazioni.

Nella letteratura horror anche le ambientazioni hanno delle caratteristiche ben riconoscibili, spesso sono luoghi fatiscenti, antiche magioni dalla pessima fama, case stregate, chiese abbandonate e lunapark in disuso, sotterranei di grandi metropoli dalle atmosfere cupe.
Alcuni di questi luoghi oscuri sono descritti nei miei racconti, dove fondamentale è il concetto di “spazio chiuso” che, in questo caso, ha anche una valenza simbolica di alienazione.









7-Presentazione del libro OSCURE VISIONI, di MIRIAM PALOMBI autrice del team “Lettori come stelle”. Antica magione.STESSO SANGUE
…Poi li vide staccarsi dal fondo e, come ologrammi tridimensionali, sollevare le braccia e le mani scheletriche aggrappandosi alle cornici. Davanti ai suoi occhi sbarrati dal terrore, si manifestò lo spettacolo di quegli scheletri che si chinarono in avanti, si estero fuori dai loro quadri, piegarono le gambe e scesero dalla parete. Si muovevano in perfetta sincronia, ritmicamente, come al suono di tamburi invisibili, simili a guerrieri infernali.Indietreggiò velocemente, pressato dall’avanzare di quell’incredibile orda scheletrica. Si voltò e iniziò a correre tentando una porta dopo l’altra, un corridoio dopo l’altro. Alle sue spalle sentiva il sinistro picchiettio delle ossa degli antenati sull’antico pavimento di pietra farsi sempre più frenetico e vicino.





8-Presentazione del libro OSCURE VISIONI, di MIRIAM PALOMBI autrice del team “Lettori come stelle”. Biblioteca.
LA VENTICINQUESIMA ORA
…Avrebbe dovuto sbrigarsi. Esattamente alle ventitré e cinquantacinque minuti l’enorme porta di legno che separava l’esterno da quel mondo rarefatto si sarebbe chiusa, senza possibilità di uscita fino al mattino seguente. Non era soltanto una regola, ma un divieto assoluto di rimanere nei locali della biblioteca dopo la mezzanotte. Allo scoccare dei dodici rintocchi i locali dovevano essere tassativamente vuoti e, a quanto ne sapeva, nessuno aveva mai osato trasgredire. Non era quello un luogo dove trattenersi in solitudine, i cunicoli tutti uguali, insidiosi come labirinti, potevano far rizzare i capelli sulla testa. Non erano meno inquietanti le alte scaffalature che toccavano il soffitto, illuminate fiocamente da una luce soffusa che talvolta faceva intravedere cose che non c’erano e proiettava lunghe ombre sinistre sui mosaici del pavimento.



http://www.amazon.it/Oscure-Visioni-Miriam-Palombi-ebook/dp/B00VF96N42/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1432562674&sr=1-1&keywords=Miriam+Palombi

PRESENTAZIONE "I QUATTRO RE" di Romina Principato

1) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Buongiorno stelle!
Tocca a me tenervi compagnia per tre giorni con un altro romanzo.
Dopo avervi fatto conoscere il mio storico puro “I Demoni di Mezzanotte”, ora vi presenterò quella che per me sta diventando la sfida di una vita: la saga fantasy “I Quattro Re”.
Perché la sfida di una vita? Perché ci sto lavorando da ben dodici anni, e ancora sono lungi dal vederne la fine. Vi narrerò presto la sua storia, ora vi lascio qui la copertina, la sinossi e il link di Amazon, dove è possibile scaricarlo in versione ebook.

"Quattro Re per governare il mondo,
Quattro Re per custodire il tempo,
Quattro Re per riportare la Luce
nelle nebbie dell'Inverno Perpetuo,
quando i cieli si fossero spezzati
e il Caos fosse tornato"
In un tempo remoto, prima della creazione dell'Universo, venne combattuta una terribile guerra tra i Draghi della Luce e quelli del Caos. Sulla cima del vulcano Tharos, Belzon, il Sovrano della Luce, e Hellord, Signore degli Inferi, si affrontarono in uno scontro violentissimo, mentre ai piedi della terribile montagna, i Quattro Re Draghi, Skysor, Hydral, Flameron ed Earthalor, distruggevano ogni creatura del Caos. La battaglia fu tremenda. In poco tempo i Re Draghi e Belzon annientarono gli eserciti di Hellord, il quale, per salvarsi, si rifugiò nelle profondità della terra, giurando vendetta.
Allora Re Belzon pronunciò una Profezia, che avrebbe riportato su Ĕahnart i Quattro Re Draghi il giorno in cui Hellord fosse rinato.
Tremila anni dopo quella battaglia, un orribile incubo sconvolge la vita di una principessa, Lean del Regno di Baharam. Per quattro giorni un mondo di fuoco e morte occupa i suoi sogni, insinuandole nel corpo terribili presagi.
Decisa a scoprire il significato di quelle visioni, si rivolge a una "Maga", che le svela una terribile verità: la Montagna si sta svegliando e con essa ogni creatura celata al suo interno.
Lean non ha scelta. Deve partire subito per trovare i prescelti e risvegliare i Quattro Re Draghi dai loro Regni nascosti, e, insieme a loro, dare voce all'antica profezia pronunciata da Belzon.

Lo trovate su Amazon


2) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Nel primo post ho accennato al fatto che questa saga fantasy fosse la sfida della mia vita. È così: è stato il mio primo libro pubblicato (nel 2009), è stata la prima esperienza come autrice, una storia che mi è entrata nell’anima e che da troppi anni attende di uscire fuori.
Come tutte le cose belle, è nata quasi per caso durante gli anni del Liceo. A quei tempi amavo disegnare i manga e mi cimentavo a inventare nuove storie, così un giorno mi ero messa a fare qualche schizzo per un fumetto fantasy, in cui i protagonisti dovevano risvegliare i loro draghi custodi. Finiti i disegni mi sono chiesta “Perché non metterla per iscritto questa storia?”. Sul momento mi era parsa una bellissima idea, l’avevo già fatto prima, ma mai avrei immaginato che ne sarebbe scaturita una saga. Ricordo che mi resi conto subito che i tempi per terminarla sarebbero stati lunghi, la storia aveva molto da dire e per completare le prime 500 pagine impiegai sei mesi. Ed ero solo all’inizio.
Fu così che scoprii la passione per la scrittura. Avevo 17 anni e poco ne sapevo, ma sentivo dentro che dovevo continuare. E così feci. Scrissi subito il continuo e capì che sarebbe diventata una trilogia.
Nel 2008, dopo varie riletture e correzioni, decisi di tentare la pubblicazione. Nel 2009 uscì il cartaceo del primo volume della saga “I Quattro Re – I Sovrani della Luce”, ma si rivelò presto una brutta esperienza, data dalla mia ignoranza. Ignoravo infatti che il mondo dell’editoria fosse pieno di “professionisti” dediti solo a lucrare sulla pelle degli autori. A fine 2009 l’avventura con la casa editrice finì, e da allora questo romanzo è in rilettura e correzione continua.
Nel 2014, dopo ben cinque anni di fermo, mi sono decisa a occuparmene per l’ultima volta. Così ho ripreso in mano i file e li ho ripassati daccapo, modificandone quasi totalmente struttura, stile e avvenimenti. A novembre 2014 sono riuscita a pubblicare in ebook la 1° delle 3 parti che compongono il volume “I Quattro Re – I Sovrani della Luce”, mentre a breve sarà disponibile la 2° parte (sto ultimando le correzioni).
Ecco perché ho parlato di “sfida della mia vita”. Da dodici anni questa storia accompagna le mie giornate, non passa momento in cui non penso a lei, ai personaggi, alle evoluzioni e a ciò che accadrà loro. Ed è per questo che mi sto mettendo d’impegno per darle la giusta veste, la migliore qualità possibile e presto una fine.



3) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

“I Quattro Re – I Sovrani della Luce” è un romanzo che appartiene al genere fantasy epico, il fantasy classico. Scritto su ispirazione de Il Signore degli Anelli, lo differenzia dalla maggior parte dei romanzi del genere per la totale mancanza dei personaggi tipici del filone: elfi, nani, gnomi, troll, orchi ecc. Non troverete nessuna di queste figure, ma troverete creature inventate da me e, come suggerisce la copertina, incontrerete i Draghi. Sì, con la D maiuscola, perché non si tratta di mere cavalcature o di terribili mostri da combattere e uccidere, bensì di divinità.
I Re Draghi sono quattro: Skysor, Hidral, Flameron ed Earthalor. Poi c’è Belzon, il primo Re, colui che ha generato l’universo e dato vita a ogni cosa esistente. Ognuno di essi rappresenta un elemento della natura, che lo ha generato e sul quale governa. Skysor è il Re dell’Aria e dei venti, Hidral dell’Acqua e delle tempeste, Flameron del Fuoco e dei vulcani, Earthalor della terra e degli alberi (e in generale di tutta la vegetazione che si nutre dalla terra). Belzon rappresenta la Luce, quella benevola del Sole, che dona vita e calore.

"[...] Hidral, Skysor, Flameron ed Earthalor. I Quattro Re.
Belzon li chiamò a sé, uno a uno, e unì agli elementi dai quali erano stati generati tutto il suo calore, la sua sapienza e la sua Luce, facendo loro dono del potere di dare la Vita.
I Quattro si sollevarono in volo e raggiunsero il Sole nel cielo, si fusero in esso e divennero una sola cosa. Belzon sentì la forza e la bellezza di ciò che aveva creato, e ciò gli riempì l’anima di felicità.[...]”

I loro opposti sono i Draghi del Caos: i Draghi Neri. Sono creature della notte, si celano su Tharos, il vulcano più alto di tutto il Continente, e da lì attendono la loro ora. Il loro sovrano è Hellord, un terribile Drago che fu sconfitto da Belzon all’inizio dei tempi, e che da tremila anni attende la sua vendetta.
Infine troviamo altre due figure divine: Narnag, il Drago Ombra, l’equivalente della figura della Morte. È un’ombra, che appare nel momento della propria dipartita. Eden, il Drago di Cristallo, nel cui regno vengono accolte le anime dei morti salvate dalla dannazione di Narnag. Questo Drago ha anche il potere di creare i sogni e le visioni.
Ogni forza della natura e tutti gli equilibri sono controllati e dominati dai Re, grazie alla loro magia. Controllano anche che il Caos resti sopito, e con esso ogni creatura oscura. Così, quando l’equilibrio si spezza e Tharos si risveglia, sono loro a dare l’allarme su tutta la Terra, affinché si dia voce all’antica Profezia pronunciata da Belzon: trovare i prescelti e guidare i Quattro Re nell’ultima, decisiva, battaglia contro il Caos.

“[...] E luce sia fatta, disse Belzon osservando il Mondo che si andava creando".
"Un nuovo tempo sta per cominciare, verrà chiamato l’Era del Sole, dove la Luce non tramonterà mai", continuò dalla cima di Tharos, guardando a Est il Sole che nasceva.
Si voltò verso i suoi figli e pronunciò la Profezia che li avrebbe richiamati sulla Terra, quando quella vendetta giurata si sarebbe palesata.

Quattro Re per Governare il Mondo,
Quattro Re per custodire il Tempo,
Quattro Re per riportare la Luce
nelle nebbie dell’Inverno Perpetuo
quando i cieli si fossero spezzati
e il Caos fosse tornato

Con questa Profezia i Quattro Re divennero i protettori dell’universo e a ciascuno fu dato un regno, dal quale vigilare su Ĕahnart.
"Verrà il giorno in cui quattro Cavalieri vi verranno a cercare e vi cavalcheranno nell’ultima battaglia per la Vita. Voi attenderete il momento in cui la Profezia troverà la via della realtà e il Prescelto mi richiamerà sulla Terra".
Con un balzo si levò nel cielo, dorato e maestoso, volò verso il Sole e scomparve nel bagliore delle sue fiamme.
"Io vi proteggerò sempre".
Con queste parole nella mente, i Quattro Re si divisero, recandosi ciascuno nel proprio regno.
Crearono altra Vita: animali d’ogni dimensione e specie, innumerevoli varietà d’insetti, e altri Draghi, nati anch’essi dalla fusione degli elementi.
Per ultima crearono la specie umana, affinché custodisse la loro storia e la tramandasse nel corso dei secoli e delle generazioni, per mai dimenticarla.
Infine rimasero nell’attesa che la Profezia si compisse.[...]”




4) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Buongiorno magiche stelle! Oggi qui a Milano giornata grigia e ventosa, dicono che diluvierà, speriamo di no... non ne posso più del freddo e della pioggia!
Continua la presentazione del mio romanzo fantasy "I Quattro Re - I Sovrani della Luce"; ieri sera nell'intervista si è accennato ad alcuni personaggi del libro, pertanto è venuto il momento di presentarveli.
La protagonista del romanzo è Lean, il cui nome completo è Eleonor.
Figlia di Re Ferus, regna su Baharam assieme al padre al posto della madre, scomparsa in circostanze misteriose quando lei aveva solo cinque anni. È così cresciuta da sola, ricevendo tutti gli insegnamenti necessari al ruolo dal suo Maestro, e Consigliere del Re, Olastor, e imparando a destreggiare le armi grazie ad Anthor, Primo Cavaliere. Ama la solitudine della sua torre e la compagnia del suo cavallo, col quale trascorre le poche ore libere della giornata al galoppo lungo le vaste terre intorno al regno.
La crescita forzata e le responsabilità cui ha dovuto far fronte sin dalla giovane età, le hanno forgiato un carattere deciso e forte, che le viene in aiuto ogni giorno per superare il ricordo dolente della madre scomparsa.
La notte della festa in onore della Profezia, Lean si trova sulle mura merlate a osservare le stelle. In quel momento ode delle voci chiamarla in una lingua antica e sconosciuta, non capisce cosa le dicono ma sente in esse l’angoscia per un pericolo imminente. Da quella notte e per le successive quattro i suoi sogni sono tormentati da incubi, in cui un’ombra si stacca da una montagna nera, e il fuoco della lava distrugge ogni cosa.
L’incontro con Hantima, la Regina del vicino regno di Henham, sarà fondamentale per comprendere cosa quei sogni vogliono dirle: Tharos si è svegliato e i Draghi del Caos sono di nuovo liberi.

[...] Lean si svegliò di soprassalto, sudata. Il respiro le usciva a fatica, come se qualcosa in gola non le facesse passare l’aria.
Disorientata, si guardò intorno; negli occhi vedeva ancora quelle scene di fuoco e morte e le ci volle un po’ prima di rendersi conto che intorno a lei c’era solo la sua stanza buia, e che tutto ciò che aveva visto era stato un orribile incubo. Chiuse gli occhi e si accasciò sul cuscino, umido di sudore.
"Mio Sovrano…"
Si alzò e andò alla finestra, sporse il viso verso la brezza notturna e subito si sentì meglio, le immagini del sogno si ridussero a brevi lampi senza significato e il respiro si fece più calmo.
Con stupore si accorse che la notte stava passando in fretta, il cielo si era fatto più chiaro e la Valle cominciava a intravedersi attraverso la sottile foschia che velava l’orizzonte. Riusciva a distinguere, seppur a malapena, le masse tondeggianti delle basse colline intorno al Regno, dove le macchie più scure erano le querce che vi nascevano, simili a giganti incappucciati. Poche fiaccole illuminavano le strade della città e quelle del Palazzo, dove i soldati montavano il turno di guardia.
Tutto era silenzioso e tranquillo.
In alto le stelle avevano modificato le loro posizioni. Le costellazioni di Flameron e di Earthalor non si vedevano più, così come quelle di Hidral e Skysor, ma riluceva ancora la sagoma di Eden, spostatasi verso Ovest. La sua vista le ricordò le voci che aveva udito quella sera e per un attimo le parve ancora di percepirle.
Ma si sbagliava. Molte delle stelle che aveva creduto di vedere più grandi e luminose non risplendevano più in cielo, calate ormai dietro alle alte montagne. Così tornò ancora una volta a spaziare con lo sguardo sul paesaggio attorno a lei.
Il suo sguardo allora si posò lontano, a occidente, là dove, a dispetto della foschia mattutina, erano chiare le alte vette della catena di Thor, dette anche Montagne Nere per non pronunciarne il nome. Disegnavano sullo sfondo blu una perfetta sagoma dentellata, talvolta più alta, talvolta più bassa, come i denti aguzzi di un Drago, e in mezzo si stagliava la vera Montagna Nera, dove tanto tempo addietro si erano ammassati gli eserciti del Caos.
Si distingueva perfettamente, con la sua cima scoscesa e aguzza che nascondeva un vulcano che da millenni non mandava più fumo né cenere. La Vita su di essa non era mai arrivata, non crescevano nemmeno gli arbusti delle alte montagne. Era simbolo di morte e come tale la Vita stessa la ripugnava.
– Tharos – sussurrò Lean.
Pronunciare quel nome fu come una scossa per il suo corpo. Un improvviso sbuffo d’aria le scompigliò i capelli e sollevò le tende dietro di lei. Gli stendardi fecero uno scatto nella direzione del vento, quindi tornarono ad accasciarsi contro i pali che li reggevano. In basso anche le guardie si bloccarono per un istante, come se avessero avvertito qualcosa di strano nell’aria.
Lean rabbrividì, lanciò un ultimo sguardo verso quelle sagome scure, fortunatamente così lontane, tirò le tende e tornò al suo letto. Dal lucernaio Eden era sparita e per lei fu un sollievo. Il suo sonno sarebbe stato senza sogni. [...]



5) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Re Ferus è il padre di Lean, un uomo dalla forte tempra e dal rigore ferreo, con cui ha educato Lean sin da piccola. Anche per lui le notti sono tormentate: un incubo ricorrente gli mostra sua figlia che si volta per andarsene, forse per sempre. Non riesce a darsi pace, così, quando Lean gli racconta dei suoi sogni e dei suoi timori, in lui cresce la paura accecante che, dopo la moglie, il destino voglia portarle via anche l’unica figlia.
Il terrore cresce a dismisura quando Lean gli comunica che ha intenzione di incontrare Hantima, la Regina di Henham, lontana amica della moglie.

“[...] Suo padre era in piedi di fronte alla vetrata, teneva le mani dietro la schiena, dritta e immobile, e il viso rivolto al calore del Sole. Indossava ancora la camicia da notte e i capelli erano in disordine. Non era abituata a vederlo così. Gli parve molto più vecchio e ciò la lasciò senza parole.
– Buongiorno padre – riuscì a dire.
Si avvicinò cauta e Ferus si voltò a guardarla. Lean notò in lui lo sguardo vago di chi ha la mente persa fra mille pensieri.
– Buongiorno anche a voi.
L’uomo si allungò verso di lei e le diede un piccolo bacio sulla fronte. Lean appoggiò la testa contro il petto robusto, sospirò e infine si staccò. Non sapeva come cominciare.
Passarono interminabili attimi di silenzio fra loro. Ferus non disse nulla, guardava il giardino fuori dalle vetrate, rapito da chissà quali pensieri.
– Devo parlarvi di una questione molto importante, padre – fece una pausa in cui Ferus continuò imperterrito a guardare fuori. – Spero che mi ascoltiate con attenzione, poiché frutto di profonde riflessioni.
Suo padre non rispose.
– So che è una decisione che non approverete, perciò è bene che vi spieghi tutto dall’inizio, così potrete comprendere al meglio.
Fece un profondo sospiro.
"Ecco la parte difficile".
– Sono tre notti che faccio uno strano sogno, anzi, è un incubo, tanto è terribile. Vedo la Valle, tutto è bello e felice, ma ben presto si trasforma in orrore.
Le immagini ripresero a scorrere davanti a lei. Sobbalzò e chiuse gli occhi ma la mano di suo padre sulla spalla riuscì a scacciare l’angoscia che tornava a impadronirsi di lei.
– Raccontatemi tutto – le disse Ferus.
Lean raccontò ogni particolare del suo incubo, cercando di descrivere come meglio poteva l’orrore che aveva provato di fronte a ciò che vedeva. Suo padre ascoltò senza mai interromperla.
Quand’ebbe finito si voltò a guardarlo e trovò i suoi occhi grigi fissi nel vuoto.
– Cosa ne pensate? – chiese, turbata da quello sguardo.
Ferus deglutì e Lean lo imitò.
– Ciò che avete visto… è orribile – rispose.
– Sì, lo credo anch’io, nonostante all’inizio non volessi ammetterlo – fece un passo verso i giardini al di fuori e lì si voltò di scatto. – Ma cosa può voler dire?
Ferus la raggiunse. Teneva ancora le mani giunte dietro la schiena ma lo sguardo era ancor più buio di prima.
– Non saprei, Lean. A volte i sogni sono carichi di misteri, spesso vogliono dire tutto e altre volte niente. Eravate intenta a guardare le stelle la sera della festa, mi avevate detto di avvertire qualcosa, una voce. Forse nei sogni vi è stato svelato qualcosa.
– Non faccio altro che pensarci, tutto il giorno, ma non riesco a capire cosa vogliano dirmi. So solo che c’entra Lei, in qualche modo, e quell’Ombra… Non è un buon presagio.
– No, l’Ombra non è mai un buon presagio – rispose Ferus con tono grave.
– È proprio per questo motivo che necessito di aiuto, ho bisogno di capire, e c’è un solo modo per farlo – disse Lean.
Fissò il padre, decisa, e lui ricambiò confuso. Poi il suo sguardo mutò di colpo: le sopracciglia si aggrottarono e divennero un tutt’uno mentre un bagliore minaccioso appariva negli occhi.
– Non azzardatevi nemmeno a pensarlo! – tuonò.
Lean sobbalzò. Sapeva che sarebbe successo, ma non poteva desistere.
– Padre, è l’unica persona che può aiutarmi a capire queste visioni!
– No! E non insistete ulteriormente. Sapete benissimo come la penso al riguardo. Non voglio che la incontriate, né oggi né mai!
– Non potete impedirmi di vederla! Era amica di mia madre quando era…
Non riuscì a finire la frase, uno schiaffo improvviso la ammutolì. Si ritrovò a guardare il pavimento, sorpresa per quella reazione.
– La Regina Hantima non è la risposta che cercate, porta solo guai – Ferus abbassò la mano e uscì sul portico.
Lean cercò di ricomporsi. Si era aspettata di tutto, ma uno schiaffo…
– Voi la accusate ancora per la scomparsa di mia madre, vero?
Ferus non rispose, ma il suo sguardo tradì i pensieri che cercava di tener nascosti.
– Vi ho spiegato le mie ragioni, ho riflettuto molto su tutto e sento che lì troverò le risposte che cerco. L’avete detto anche voi, l’Ombra non è un buon presagio. Potrebbe nascondersi molto di più di quello ho visto. C’era Tharos in quelle visioni, c’era Narnag. Non ho memoria nei miei studi di altre volte in cui l’Ombra si sia rivelata in sogno.
Fece una pausa, suo padre era ancora immobile di fronte a lei e la fissava con occhi gelidi, ridotti a due fessure.
– Per molto tempo mi avete impedito di conoscere colei che per mia madre era come una sorella, ma che per voi è una Strega. Hantima è una Regina, ed è nostra alleata nei commerci. Lo è anche militarmente. Non potete mettere i vostri pregiudizi al di sopra di tutto questo.
– Non andrete a Henham. Il discorso si chiude qui. Ora andatevene – Ferus si girò e s’incamminò lungo il sentiero, verso i giardini.[...]”



6) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Buona serata stelle! Vi lascio con l'ultimo post per oggi. Domani sarà una giornata intensa, è in programma la presentazione del mio romanzo storico I demoni di Mezzanotte presso una biblioteca della mia zona. Incrociate le dita per me!!! Troverò in qualche modo degli attimi per inserire gli ultimi tre post che mancano.
Nonostante i timori del padre, Lean si reca a Henham, dove è certa troverà tutte le sue risposte.
Una volta lì, viene accolta nel palazzo delle rose, la casa di Hantima, il cui simbolo è la rosa metà rossa e metà bianca. Lean rimane estasiata quando si ritrova nei giardini privati della regina, circondata da decine e decine di rose rosse e bianche, e ancor più emozione la prova quando conosce finalmente la donna che per anni era stata amica e sorella di sua madre.
Hantima ha lunghi capelli color del fuoco, ricci e folti, occhi verdi come l’erba delle vallate e una bellezza senza tempo. Il suo sguardo pare leggere l’animo, e Lean ne resta ammaliata. È certa che molti dei dubbi che la tormentano verranno dissipati, e resta sorpresa quando capisce che la donna la stava aspettando.

“[...] Ovunque crescevano cespugli carichi di rose rosse e bianche. Lean rimase senza fiato alla loro vista.
Forse anche la mamma ora si trova in un posto meraviglioso come questo, pensò, guardandosi intorno estasiata.
Seguì il sentiero, che svoltava a destra, fiancheggiando la siepe, e infine curvava alla sua sinistra. Lì, una serie di gradini portava a un giardino superiore. Lean sollevò il vestito e cominciò a salire, oltrepassando l’alta siepe. Sulla sommità un’ampia piana d’erba si estendeva a perdita d’occhio.
Il sentiero continuava ancora per decine di passi, infine si perdeva nell’ombra confortante di un pergolato.
– Che ne dici del mio giardino?
Lean trasalì e si voltò. Dietro di sé, a pochi passi, c’era una donna. Era più alta di lei di almeno due spanne e indossava un abito bianco, simile al suo ma dalla scollatura meno profonda e il tessuto così morbido e sottile che le avvolgeva alla perfezione un corpo robusto e formoso. I capelli scendevano lungo le spalle e la schiena con ricci morbidi e sinuosi, di un rosso così brillante da sembrare infuocati.
Lean rimase immobile a guardarla. Finalmente era davanti alla donna di cui aveva tanto sentito parlare, la donna che aveva condiviso una forte amicizia con la sua amata madre. Quella donna che tutti chiamavano Strega.
La Regina sorrise e si avvicinò un po’ di più. Lean osservò con attenzione i suoi profondi occhi verdi, che la fissavano con tenerezza, la pelle liscia e pallida, le labbra carnose. Doveva avere circa l’età di sua madre ma era tanto giovane e bella nell’aspetto che avrebbe potuto essere poco più grande di lei. Solo i suoi occhi tradivano l’animo nobile e maturo.
– Eccoti finalmente, principessa Eleanor – sospirò e sorrise più apertamente – Mia cara Lean.
Lean socchiuse la bocca e accennò un breve inchino. Si sentiva tremare le mani dall’emozione.
– Hai gli stessi occhi di tua madre, carichi di forza ma allo stesso tempo pieni di dolcezza.
Sentì le gambe divenire leggere. Non riusciva ancora a credere di essere lì, e non riuscì nemmeno a rispondere a quella frase. Poté solo sorridere.
– Hai ragione. Non è il momento per parlarne – disse, oltrepassandola per avviarsi verso il pergolato – Vieni, così possiamo bere qualcosa di fresco.
Lean la seguì a qualche passo di distanza; i suoi capelli scivolavano morbidi sulla schiena fino alle natiche, e risaltavano sul vestito candido. Raggiunsero il pergolato e si ripararono nella sua ombra. Il profumo di gelsomino e rose era così intenso che Lean si sentì girare la testa.
– Siedi qui con me, ti va un po’ di succo di mele?
– Grazie – annuì, grata.
Si sedettero sulla panchina e osservò Hantima afferrare una brocca dal tavolo di legno accanto e versare del liquido verde chiaro in due coppe. Gliene porse una e assaggiò la bevanda: era deliziosa. Hantima sorrise e bevve anche lei, quindi posò la sua coppa.
– So perché ti trovi qui, ora. Oscuri presagi affiorano nella tua testa, troppe domande hanno bisogno di risposte – la donna sospirò e chiuse gli occhi.
Quando li riaprì, un sorriso le increspò il volto – Ma non è questo il momento per parlarne – disse.
Lean non seppe come rispondere, così bevve ancora. Hantima la osservò, e sotto il suo sguardo arrossì. Quella donna aveva occhi dello stesso colore del prato della collina, ed erano così luminosi e profondi da darle l’impressione che potessero spogliarla di ogni segreto.
"Forse è vero che ha doti magiche".
Sospirò e posò la coppa vuota. C’erano così tante cose che avrebbe voluto chiederle, ma d’improvviso non seppe come cominciare.
Hantima le accarezzò una guancia. La sua mano era calda e liscia e a quel tocco Lean si sentì meglio.
– Attendevo da tanto questo momento – disse, – da quando mia madre è scomparsa… Per notti intere ho cercato le risposte ai miei dubbi, e molte volte ho desiderato venire da voi, per sapere.
– Lo so Lean, avevo previsto il tuo arrivo già molto tempo fa – fece un lungo respiro e guardò il giardino.[...]”



7) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Ciao stelle!! Stamattina si è svolta la presentazione in biblioteca del mio storico. E' andata bene, pubblico poco ma abbiamo chiacchierato moltissimo e confrontato due generi completamente diversi: il fantasy e lo storico. Sono sempre molto interessanti questi confronti perché alla fine viene sempre fuori che i due generi hanno caratteristiche molto simili, seppure non in apparenza.
A proposito di fantasy, oggi si completerà la presentazione de I Quattro Re. Abbiamo visto alcuni dei personaggi principali e ora voglio darvi qualche info in più sugli antagonisti della storia.

I nemici della Luce sono i Draghi Neri. Creature notturne, malvagie e pervase dalla brama di distruzione, sono rimaste rintanate nell’oscurità per tremila anni, sino a quando Tharos si è svegliato. L’arrivo di un Drago Nero, magro e debole, al suo cospetto, ha segnato il risveglio del grande vulcano. Zorbon è il nome di questo Drago, uno scheletro volante che vagava da tempo senza meta sulla Terra.
La montagna lo accoglie come un figlio, gli dona nuova forza e potere, e nelle sue profondità gli fa conoscere il suo Sovrano, Hellord, null’altro che una voce nella sua testa. Zorbon capisce che il suo scopo è quello di far rinascere il Re del Caos, così non perde tempo e ordina la ricostruzione del regno che una volta aveva dominato su Ĕahnart.

“[..] Temette di essere morto; non sentiva più il peso del corpo né il dolce tepore del fuoco che lo avvolgeva. Visioni contorte e indecifrabili gli si formarono nella mente, forme e sagome senza senso si materializzarono dal nero profondo e gli danzarono intorno, ammaliandolo.
Lenti i pensieri divennero via via più precisi: percepì il freddo della roccia sotto di sé e si sentì sazio, anche se non mangiava nulla da giorni. Aprì gli occhi con difficoltà; intorno, l’ombra era rischiarata dal riflesso della lava nel cratere e da ogni lato provenivano rumori di pareti grattate e rocce trasportate da esseri striscianti. Cercò allora di ricordare dove si trovasse.
Giaceva su un duro terreno di pietra all’interno di una grotta, con la coda arrotolata intorno alle zampe e le ali raccolte lungo un corpo caldo e forte, abbandonato al riposo totale. Il suo respiro si condensava in sbuffi di vapore, sentì il cuore pulsargli con vigore nel petto e i muscoli del corpo contrarsi al minimo movimento. Si sollevò sulle zampe e, incredulo, scoprì di essere rinato.
Tutto in lui era diverso: le zampe erano avvolte da muscoli possenti, e munite di artigli lunghi e appuntiti. Le sue amate ali erano di nuovo integre, con una cartilagine nera e perfetta. Le aprì e osservò affascinato il movimento flessibile e sinuoso della pelle. Numerose corna e protuberanze erano cresciute a dismisura su tutto il corpo, dalla punta del muso fino alla fine della coda.
Estasiato da tanta bellezza, immaginò di avere gli occhi rossi come quelli dei Draghi che aveva incontrato prima.
Per la prima volta era completo, possedeva tutto ciò che sempre aveva desiderato, ma soprattutto sapeva bene che cosa doveva fare. Uscì dalla grotta e si fermò sulla sporgenza a osservare tutto ciò che lo circondava: la lava scorreva ovunque, densa e abbondante. Alla sua vista i vermi strisciarono lungo le pareti e s’infilarono nei cunicoli, i Draghi Neri si voltarono a guardarlo e chinarono le teste.
Zorbon scrutò tutto con gli occhi fieri di chi ha ritrovato il suo posto nell’ordine delle cose. Spalancò le ali e lanciò un ruggito, che si propagò nella gola e fece vibrare le pareti stesse del vulcano. Quindi si lanciò in volo, librandosi leggero e maestoso.[..]”



8) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

Siamo arrivati al penultimo post di presentazione.
Gli ultimi personaggi di cui vorrei parlarvi sono Alador e Melthor, i raminghi.
Giungono a Baharam quando Lean si trova a Henham, e il loro primo incontro avviene proprio quando la principessa rientra nel regno con gravose notizie. La loro permanenza a Baharam deve essere breve; essendo raminghi, fremono dal desiderio di ripartire ma la necessità di riposare e acquistare nuove cavalcature li costringe a fermarsi qualche giorno in più rispetto a quanto voluto.
È così che sentono per caso del viaggio che Lean sta organizzando verso Dargor, un regno alleato distante alcuni giorni di viaggio, e chiedono di potersi unire al gruppo per poi da lì riprendere la strada in solitaria. Lean però è contraria e si oppone alla loro richiesta. Ritiene che il suo viaggio e la missione debbano restare segreti, ma suo padre le fa capire che non potranno esserlo a lungo.

“[...] Avvolta da piacevoli ricordi, Lean finì di spazzolare il corpo di Silver, afferrò grosse ciocche dalla criniera, le pettinò e le intrecciò. Infine riempì la mangiatoia con abbondante fieno, quindi si appoggiò alla porta di legno del recinto per guardarlo mangiare.
In quel momento il portone della scuderia si aprì con un forte cigolio, seguito subito dopo dalle voci di alcuni uomini. Lean trasalì, e si voltò a guardare di chi si trattava.
– E qui sono tenuti i cavalli migliori – stava dicendo uno dei due uomini.
Non riuscì a vedere i loro volti, la luce del primo mattino illuminò tutto di colpo e dovette voltarsi, infastidita.
– Principessa, perdonate, non sapevo foste già qui.
I due uomini si avvicinarono e Lean riconobbe uno dei capitani dell’esercito.
– Capitano – salutò, – stavo giusto per andarmene – spostò lo sguardo sull’altro uomo e si accorse con stupore che si trattava di uno dei due raminghi ospiti di suo padre.
– Cavaliere, anche voi qui? – chiese.
– Principessa – la salutò lui, con un lieve inchino.
Il suo aspetto era elegante e ordinato, a differenza del giorno in cui l’aveva conosciuto, e i lunghi capelli erano legati in una coda.
– Stavo facendo vedere al Cavaliere Alador le scuderie – disse il capitano.
– Siete interessato a uno dei nostri cavalli? – chiese Lean, carezzando con orgoglio il muso di uno dei cavalli nei recinti.
– In verità sì. Le nostre giumente non sono più in forze e vorremmo riprendere presto il nostro viaggio. Ci servono due cavalli giovani e robusti, e mi è stato consigliato di chiedere al capitano – rispose Alador.
Lean lo osservò, quindi sorrise. – Il capitano è certamente la persona migliore per consigliarvi delle ottime cavalcature.
Fece una pausa. – Tuttavia ritengo sia meglio che mostri io al Cavaliere Alador i migliori soggetti – aggiunse.
L’uomo annuì, perplesso, s’inchinò e uscì dalla scuderia.– Abbiamo molti cavalli ottimi, ne avete parlato anche con mio padre?
Alador trasalì appena e Lean corrugò la fronte.
– In verità ne abbiamo parlato solo con il Cavaliere Anthor. È stato lui a mandarmi dal capitano.
– Sono certa che mio padre potrebbe consigliarvi ancor meglio – si avvicinò all’uomo e lo invitò a seguirla. – Ditemi, avete già una meta?
– Ancora no, stiamo studiando le mappe che Olastor ci ha messo a disposizione per capire la strada migliore da percorrere.
– Senza una destinazione non potete scegliere la strada, Cavaliere. Qual è lo scopo del vostro viaggio?
L’uomo la scrutò, quindi scosse la testa. – Siamo raminghi da moltissimi anni, ci spostiamo per i regni e ci rimaniamo il tempo necessario per riposare e rifocillarci. Infine ripartiamo. Non abbiamo mai pensato alla nostra vera meta, solo a viaggiare e a sopravvivere.
Lean ascoltò con attenzione e annuì. Non comprendeva come si potesse viaggiare senza una destinazione, né un motivo, ma lo trovava affascinante.
– Avrete certamente visto molte cose nei vostri viaggi.
– Molte, sì. Forse anche troppe. Abbiamo pensato spesso di fermarci, una volta ci siamo quasi riusciti, ma stare fermi ci inquieta più che vagare per terre sconosciute.
– Avete molto coraggio, Cavaliere, lo apprezzo. Vorrei averne un po’ anch’io – sospirò ma subito si accorse di aver osato troppo.
– Il vostro posto è qui, principessa, non per terre selvagge. E qui il vostro coraggio deve essere diverso e più grande del mio – rise, – non potrei mai parlare di fronte a un popolo intero. Mi tremerebbero le gambe.
Lean sorrise appena. – Sono stata istruita per questo. [...]”



9) PRESENTAZIONE DELL’AUTRICE ROMINA PRINCIPATO DEL TEAM LETTORI COME STELLE

E anche questa volta siamo giunti al termine della presentazione. Scusatemi per l'ora tarda, è stata una giornata intensa e ora, prima di andare a nanna, sono in pieno nei preparativi per la fiera del libro di Torino.
È stato emozionante per me ripercorrere il passato di questo romanzo, e soprattutto parlarvene così apertamente. In genere non lo faccio mai, la prima pubblicazione è stata davvero un’esperienza umiliante e avevo promesso di non pensarci più. Ma ora ho capito che se oggi sono quel che sono, se sono cresciuta così tanto in questi anni come autrice, è stato anche grazie a quell’esperienza.
Giovedì sera, durante l'intervista all'autore, mi è stato chiesto se ascolto musica mentre scrivo. Ne ascolto moltissima e il genere varia in base a ciò che sto scrivendo. Per i Demoni ho avuto bisogno di melodie cupe, mentre per questo fantasy ho necessità di suoni epici, che facciano volare l'immaginazione.

Vorrei farvi ascoltare alcune delle musiche che hanno accompagnato le innumerevoli ore di scrittura. Ognuno caratterizza un momento saliente della Saga.
La prima che voglio farvi sentire è la musica perfetta che descrive il momento in cui Lean sente le stelle chiamarla. "Eilĵn", sussurrano nella notte, ovvero Eleonor nella lingua dei Draghi. E poi ecco gli incubi, le fiamme, l’Ombra che si stacca dalla Montagna. 
DAR-KUNOR - RHAPSODY https://youtu.be/b2GFYlP7TrU

Questa invece rappresenta il momento in cui Tharos si risveglia.
LORD OF THE WINTER SNOW - LUCA TURILLIhttps://youtu.be/Rh83u0jRh9g

E infine questa, il viaggio di Lean verso Henham, alla ricerca della verità QUIETUS - EPICA https://youtu.be/El1Wq5trk2Y

Ogni fase del romanzo ha avuto una sua musica specifica. Ho anche creato un cd con tanto di copertina e titoli Emoticon grin anni fa, durante la prima presentazione che feci in libreria, ad ogni copia acquistata c'era in omaggio questo CD. Spero di aver fatto sognare tante persone, e di aver incuriosito anche voi!!
Ora vi do la buonanotte, domani mi attende il Salone del Libro!!
Kiiisssss